Passione

Aforismi

Marcella Tarozzi Goldsmith

A corto di felicità ci si ingegna con un aldiquà in movimento.
C'è qualcosa che si chiama vita aforistica: è frammentaria ma veritiera.
Cosa sarà mai una vita fortunata? Una vita che non rinunzia alla solitudine.
Felicità e infelicità si contendono il nostro tempo.
Gli imprevisti vanno trattati come se con loro si potesse venire a patti.
Il linguaggio inaugura la parola, non la deve sminuire.
L'aforisma non è in debito con nessun'altra forma espressiva.
L'immaginazione annoia, quasi quanto la realtà.
L'ottimismo: se caricato ad oltranza suscita apprensione.
La fortuna non ha pezzi di ricambio.
La noia: sovrana eppure aperta a tutti.
La poesia: ogni parola la definisce, ma dopo si fa avanti la successiva.
La realtà: messa lì apposta perché ci si inciampi.
Mostruoso il nulla se lo si prende sul serio.
Nelle mani della felicità ci si sente a disagio; fa davvero sul serio?
Non un genere sommo quello degli aforismi, ma il loro linguaggio scalpita come pochi altri.
Pensare è: non mettersi l'animo in pace.
Sconfiggere il tempo: lo si fa se non lo si pensa.
Scrivere è dichiararsi liberi di soggiacere alla parola, a infrangerla se necessario.
Siamo provvisori e non ci se ne accorge subito.
Un aforisma impegna finché non compare il successivo.
È bene trasferirsi da una verità all'altra per non incoraggiare legami irragionevoli.